Di tutto un po’

Come non menzionare, tra la gramigna più tenace della lingua italiana, il famigerato . Non parliamo del fiume, sebbene vi sia anche chi lo scrive così, ma dell’un pò che infesta documenti, messaggi e ben tre milioni di pagine web. Linguisti e dizionari, con la notabile eccezione di alcuni giornalisti di importanti quotidiani nazionali, oppongono una strenua resistenza a ogni forma di sdoganamento. Ma da quando è proposto come prima scelta dal T9 utilizzato dai più noti produttori di telefoni cellulari, la percezione dell’errore da parte degli italiani si è molto attenuata. Né convince la giustificazione di molti: “Faccio prima. Comunque lo so come si scrive po’”.

Così la gramigna ha attaccato altri monosillabi e all’apostrofo di apocope sillabica trasformato in accento si è aggiunto l’accento creato dal nulla, con buona pace della giustificazione di cui sopra. Allora giù errori su imperativi (“và dove ti porta il cuore”, “fà presto”), indicativi (“fà schifo”, “non lo sò”, “glielo dò”, quest’ultima forma errata a nostro giudizio ma utilizzata, quindi accettata, da apprezzabili studiosi come De Mauro) e avverbi (“tanti anni fà”). Quante fatiche, poi, a convincere editori e ben pensanti che è meglio scrivere l’imperativo del verbo dire, seconda persona singolare, di’ proprio come è scritto qui.
Per una ragione che ci sfugge il avverbio invece, che l’accento lo esige, finisce per perderlo: l’errore a tutti i costi. Lo abbiamo documentato tante volte (qui e qui, per esempio).
Quello che è certo è che lo Stato non aiuta. Vi ricordate le schede per i referendum?

Una curiosità: anni addietro Stefano Bartezzaghi si accorse che i suoi pezzi per la rubrica “Lessico e Nuvole” su Repubblica.it venivano modificati, forse automaticamente, introducendo proprio degli errori di elisione. Se ne lamentò nella rubrica medesima, ma da allora anche quel pezzo deve essere stato modificato allo stesso modo: a leggerlo oggi appare del tutto inadatto a servire da riferimento e anche piuttosto surreale. Un piccolo estratto:

«…così come mi prendo la briga di correggere il telefonino quando vorrebbe farsi scrivere "pò" al posto di "pò ".»

Boh. O forse bò.

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