Errare è umano, perseverare è sexy

Una lettrice che si firma Typo Buster ci scrive per richiamare la nostra attenzione su uno strafalcione diffusissimo:

«Sono arcistufa, come redattrice editoriale e come bilingue italo-inglese, di leggere e sentire continuamente – e solo in Italia – l’espressione “sexy shop”.»

La lettrice ha ragione a indignarsi, quell’espressione in inglese non ha senso. Un negozio in sé non può essere sexy: a meno di perversioni davvero singolari, è difficile trovare eccitanti quattro pareti. La dicitura corretta, non per niente usata in tutto il resto del mondo, è sex shop: non negozio sexy, ma negozio di (merce inerente il) sesso.

L’errore è a dir poco istituzionalizzato, e ciò vale a questo post l’inclusione nella categoria inestirpabili. I primi a sbagliare sono i negozi stessi:



Le Pagine Gialle si adeguano e sfoggiano una categoria apposita, con tanto di plurale in s.
Infine – e qui riprendiamo le segnalazioni di Typo Buster, che ringraziamo
i quotidiani non sono da meno. Repubblica.it così titolava qualche giorno addietro la notizia di un nuovo videoclip dei R.E.M.:

Nel dare la medesima notizia, l’articolista del TgCom non solo è incappato nello stesso errore, ma non ha trovato nulla di strano nel parlare contemporaneamente di sexy shop e di sex toys:

Eppure, a voler essere pignoli, gli accessori hanno senz’altro più diritto a essere definiti sexy di quanto ne abbia l’ambiente che li contiene.

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