Troncamento tra capo e collo

Marcel Proust, All’ombra delle fanciulle in fiore, nell’edizione gli Struzzi Einaudi del 1984. La signora di Villeparisis ha perso un pezzo andando a capo.
Per gentile contributo di Ulrico.

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La parola allo strafalciato/2

Prosegue Matteo Molinari:

Nel 1997, invece, in un’avventura “solista”, ecco che ci si mette la Zelig a farmi i dispetti, e dopo aver pensato per mesi e mesi (no, credo mi ci siano voluti cinque minuti) a un pretitolo efficace per il mio Bloopers 2 ecco che mi ricordai la tagline di Lo Squalo 2 (o Jaws 2, per i puristi): “Proprio quando sembrava che non ci fosse più pericolo…”. Detto, fatto: ecco che scrivo la frase che campeggia trionfalmente nella terza pagina del libro. Sulla copertina, invece… Beh, quella è un’altra storia. Qualche cialtrone, con rispetto parlando, ha ripetuto due volte la frase posttitolo, la copertina è stata approvata da tutti, e io mi sono visto recapitare il risultato finale qui a Los Angeles dove vivo a 3 giorni dall’uscita del libro nelle librerie. Vane sono state le mie proteste (a quanto pare, in Italia, bloccare l’uscita di un libro sbagliato per colpa della casa editrice è un po’ più difficile che scovare la formula del 7x, l’ingrediente segreto della Coca-Cola), e il libro è uscito, nell’indiffreenza generale (ha ha), con lo strafalcione in copertina.

  

La copertina di Bloopers 2, con le due frasi uguali, e il frontespizio corretto.

La parola allo strafalciato/1

Matteo Molinari ha voluto con molta simpatia farci dono di alcuni strafalcioni da lui subiti nel corso della sua storia di autore. Si tratta di un contributo prezioso, perché ci dà l’opportunità di conoscere la genesi di gravi sviste editoriali direttamente dalla voce dello “strafalciato”.

Prima di cedergli la parola lo ringraziamo per gli esclusivi autostrafalcioni — una novità per questo Osservatorio — e per i complimenti che ci rivolge.

Visto l’opera meritoria che fate nella preservazione dell’italiano (facendo sorridere nel contempo, altra opera meritoria), volevo creare quello che forse potrebbe essere un precedente nella storia del vostro sito: l’autostrafalcio.
Non voglio farlo per farmi pubblicità (se non se n’è accorto nessuno in circa 20 anni, perché dovrebbero adesso?), ma vorrei precedere il mondo virtuale intero nell’indicare quanto accadde nella primissima edizione di Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano (Einaudi). Beh… Il mio nome non c’era. E a quanto pare non se n’era accorto nessuno, alla Einaudi. Dopo una protesta (devo dire supportata con entusiasmo da Gino & Michele), ecco che dalla copia numero 4001 in poi, il mio nome è stato consacrato ai popoli… Che se ne sono infischiati bellamente. Ma va bene così.[…]


Nell’immagine le due copertine affiancate.

Suona e sembra strano ma ha ragion d’essere

Diceva Aldo Gabrielli. Il avverbiale accentato è “legittimissimo, anche se non molto comune. […] tra il su preposizione e il su avverbio c’è una notevole diversità di suono. Il su preposizione è generalmente atono, […] il su avverbiale è fortemente tonico […] Questa maggior posa della voce alcuni preferiscono accentarla”.
Noi, comunque, lo sconsigliamo in contesti come quello del seguente esempio tratto da lastampa.it e segnalato da Matteo:

Ripensamenti

Lo stesso romanzo, la stessa edizione, ma due copertine diverse. La casa editrice deve aver cambiato idea in corsa riguardo all’accento sulla prima lettera del cognome, che pur più corretta sta sparendo dal francese comune.