Il lato comico della dissidenza sovietica

Il Nobel Iosif Brodskij fu uno dei primi ammiratori di Dovlatov e ne predisse il futuro come classico, quale oggi è in Russia dopo anni di censura. Diceva che non era difficile da tradurre per via della lingua limpida e coincisa. In realtà solo Laura Salmon, che non per niente ha vinto il premio Monselice per il suo lavoro con Dovlatov, sa quanto sia difficile tradurre i giochi di parole, i calembours coi cognomi (ricordo di aver letto un Pirlovskij), il gergo della mala, le canzoncine di strada… In Noialtri, romanzo sulla storia della sua famiglia, metà armena della Georgia e metà ebrea, Dovlatov dice che l’unico spazio di verità nei giornali sovietici era il refuso. E a volte i refusi erano volontari, una forma di rivolta: «Si prenda, ad esempio, il titolo “Inculcate la dottrina!” Ci sono ben diciannove lettere: è mai possibile saltare proprio la seconda c?! Ed è esattamente quello che succede più spesso».
 
Antonio Armano, il Giornale, 28 giugno 2010, leggi tutto qui

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