In buone mani

Gentile Direttore, ho letto attentamente quanto affermato dal Ministro Zaia. Tengo a ribadire che i dialetti sono le base della nostra cultura e che il mio pensiero è stato volutamente travisato.

Pensare che il Ministro dell`Istruzione non sia sensibile (…) (…) ad una parte così rilevante della nostra tradizione è un`accusa che respingo e che non si comprende se non ritenendola dettata da motivi di visibilità `elettorale.

Da subito ho attuato provvedimenti per legare la scuola al proprio territorio.

I professori ad esempio devono sempre di più provenire dalla stessa regione nella quale insegna. Le classi inoltre non possono essere composte da più del 30% di stranieri per favorire una migliore integrazione. Ogni regione devo poter strutturare un sistema educativa in linea con le richieste del mondo del lavoro della zona.

Allo stesso modo la spinta verso il futuro e la modernizzazione non può non essere accompagnato dalla valorizzazione della cultura ivi compresa la lingua e il dialetto. Per questo la polemica è distituita di qualsiasi fondamento soprattutto per chi è rivolta ad una persona che abita al confine con il Veneto e che conosce bene l`eccellenza, il valore e la cultura delle persone che lo popolano.

                                             Maria Stella Gelmini, Ministro dell’Istruzione.

Non tutti gli strafalcioni che compaiono in questa lettera pubblicata sul Gazzettino sono imputabili a refusi di stampa ed errori di trascrizione, anche perché il testo non brilla né per scorrevolezza né per chiarezza. Complimenti dunque al ministro Gelmini, che sia nella forma che nell’ortografia dimostra di scrivere peggio di molti degli studenti di cui pretende di conoscere le necessità formative.
Il testo, la cui
fonte ufficiale si trova a questo link, è stato commentato anche da Vittorio Zucconi. Su carmilla on line è ironicamente citato come caso lampante di analfabetismo di ritorno.
La gradita segnalazione è di Giacomo, che ringraziamo ancora una volta.

Inestricabile

Questo capolavoro degno di una trasmissione della Gialappa’s è stato affisso sul portone di un condominio. Lo scrivente si lamenta che qualcuno continua a staccargli la targhetta col nome dal citofono.
Il commento anonimo (“ma che vor di’”) è tutt’altro che fuori luogo, ma non nell’opinione della signora Antonella, di certo parente dell’autore (il cognome è lo stesso).

Refuso in mostra

L’immagine che segue riproduce un volantino che veniva consegnato ai visitatori di una nota fiera dell’arredamento che si è conclusa ieri a Roma. Vi si chiedeva di esprimere la propria opinione sull’esposizione in cambio della partecipazione a un concorso con in palio un’automobile Suzuki. Ebbene, guardate come hanno scritto Suzuki.

suzuki scritto suzuky

Questo capolavoro, a giudicare dal numero di serie, è stato consegnato a decine di migliaia di persone, col suo bell’errore scritto a caratteri cubitali, ripetuto in basso e confermato anche sul retro. Complimenti!