Strafalcioni di traduzione all’Expo

Strafalcioni all'Expo

Consecutio temporum sballate, costruzioni di frasi arrovellate, accenti gravi invece che acuti (e viceversa), e poi italianismi, refusi, strafalcioni. Leggendo le versioni straniere del sito Internet di Expo, insegnanti di lingue, interpreti e traduttori hanno scoperto numerose anomalie. E si sono indignati: «Sembra abbiano messo i testi su Google translate» accusano dopo aver fatto partire una serie di tweet nei giorni scorsi contro le «inaccettabili» traduzioni sulla pagina dell’Esposizione universale, evento al via il primo maggio e per cui si prevedono 20 milioni di visitatori da tutto il mondo. «È scandaloso e imbarazzante» spiega Antoine Boissier, insegnante all’Institut Français.

Continua a leggere l’articolo di Giacomo Valtolina sul Corriere della Sera.

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Avanti il prossimo

Si poteva banalizzare un sofisticato concept store con un ordinario “prossima apertura”? L’inglese fa più business, fa più shopping, è più adatto a marchi trendy.
Niente da dire, a parte il fatto che next significa sì prossimo, ma nel senso di successivo, seguente. Quindi l’insegna riporta l’equivalente di “apertura successiva”, che ha ben poco senso. L’inglese corretto sarebbe stato opening soon.

Nuovi esempi di calchi dal libro di Faletti

Ieri mattina il telefono mobile ha iniziato a squillare sul mio tavolino da notte, io avrei voluto girare attorno al cespuglio e non rispondere: invece l’ho fatto. Dubbi?
Allora traduco: ieri mattina il cellulare ha iniziato a squillare sul comodino, io avrei voluto tergiversare e non rispondere: invece alla fine ho risposto. Era un amico che mi avvisava di una lunghissima risposta di Giorgio Faletti, pubblicata sul quotidiano La Stampa, a un articolo de il Giornale del 5 agosto. In quell’articolo avevamo fatto notare, citando anche alcune autorevoli traduttrici dall’inglese, come nell’ultimo romanzo di Giorgio Faletti, Io sono Dio, ci fossero delle espressioni così americane da risultare ben poco comprensibili in italiano (esattamente come quelle utilizzate nella prima frase di questo articolo). Abbiamo anche puntualizzato che la questione aveva avuto una certa eco sui blog (come Italians di Beppe Severgnini) mentre, invece, la carta stampata aveva fatto finta di niente. >>
 
Matteo Sacchi, il Giornale, 23 agosto 2009, l’intero articolo si trova qui.